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23 ottobre 2009

Sacri disegni d'autore

I ciotoli della strada del centro storico riflettevano il giallo lucido dei lampioni di una serata di inverno.Fredda.
La sciarpa raccoglieva le goccie di saliva alcalina, creando un cerchio di umidità attorno al profilo delle sue labbra.
Jacopo si nascondeva così! Dietro quel turbante di lana.
Illudendosi davanti al solo freddo.
Camminare a passo svelto non poteva bastare.
Il pensiero era la vera causa di tanto orripilare.
Il pensiero per un amico lontano che nel silenzio lanciava un canto di dolore che solo lui poteva sentire.
Poteva avvertire.
Pregando Dio che tutto finisse presto...
O che il suo esser tutto non finisse mai,
restando essenza di vita per sempre.
Allontanandosi sorrise, certo di una forza abbondante.
Nascosta tra quattro pareti bianche addolcite da
"sacri disegni d'autore".

03 aprile 2009

Parole nemiche

E sentirai il cuore esplodere! Cercando spazio tra i polmoni arrossati da una notte di fumo. Immaginerai sia umano sesto senso! Che resta fermo e immobile... Mentre ti racconta quello che non sarai mai. Come resterai un inutile ammasso di Parole. Senza suono. Senza forza alcuna. Leggere.
Nemiche

16 febbraio 2009

La fusione dei colori

Sali in macchina e vieni con me.
Fa finta di nulla e non chiedermi niente amico mio.
Fa come se nulla stia accadendo.
Lì. Lontano.
Rivedo nel tragitto la fusione dei colori dettata dal movimento.
Ricordano i colori che giornalmente ti inventi.
E gli immortali su delle mura.
Accarezzandole.
Gli racconto alla persona che amo.
E piango.
Domani ti porto io con me.
Salirai in macchina e sarai ancora più presente.
Grazie.
Amico mio.

15 febbraio 2009

Vicina osteria

Jacopo voleva la verita e la voleva subito.
Il dubbio chiese tempo e decise di andarsene da quella fottuta camera che aveva visto già troppe lacrime.
Era convinto della sua ingenua trasparenza, inadatta a quello sfondo lucubre fatto di cose vecchie.
Di lampade rotte, di muri sporchi, di interruttori unti dal grasso di mani sporche.
E sudate. Di lavoro.
Fu così che Jacopo, guardandolo negli occhi gli negò la sua amicizia.
La rinnegò così. In maniera del tutto naturale.
E come al solito, lo fece sorridendo.
Uscì sbattendo la porta, infilandosi etrambe le mani nelle tasche e si accompagnò nella vicina osteria,
fiero del costante flusso di bicchieri di vino che avrebbe dominato.
Pazzia e noia impareranno a vivere insieme solo quando l'una capirà la grandezza dell'altra.
Dicendo questo al vecchio oste, ne sorrise ancora bevendo.
Sei Pazzo amico mio.
Pazzo.